Immagine 1
Immagine 2
Immagine 3
Immagine 4
 

In Puglia la cultura è un diritto di tutte e di tutti

La nuova strategia per la cultura della Regione Puglia nasce dall’ascolto degli operatori e delle operatrici culturali con i quali, a partire dal 2025, ci siamo confrontati per scrivere il nostro programma di governo. Nasce da una forte richiesta di cambiamento e dal bisogno di una stagione nuova che siamo determinati a realizzare. 

Il nostro obiettivo è chiaro: in Puglia, la cultura deve essere considerata un diritto di tutte e di tutti. Un diritto che deve tradursi nella piena possibilità di accedere a conoscenze, esperienze e linguaggi che sono fondamentali per formare appartenenze, identità e senso critico. 

La Puglia degli ultimi vent’anni ha fatto cose straordinarie. Oggi, tutto il nostro territorio è costellato da iniziative culturali e festival che sono cresciuti e si sono radicati. Sono state aperte o riaperte oltre 100 biblioteche di comunità. Sono stati riqualificati i luoghi di cultura come cinema e teatri. Sono nate e cresciute associazioni e imprese. Ma dietro questo scenario si sono sedimentate anche diseguaglianze e differenze territoriali che riteniamo doveroso affrontare. 

Tra capoluoghi e province, tra aree interne e costiere, e anche dentro le città più dinamiche sotto il profilo della partecipazione culturale, chi ha un reddito medio-alto partecipa alla vita culturale più del doppio di ha una condizione economica più vulnerabile.

Come ce ne prendiamo cura? 

I lavoratori e le lavoratrici della cultura del nostro territorio hanno spesso contratti intermittenti, con redditi più bassi di un quarto rispetto alla media italiana, e alimentano le file di un nuovo precariato creativo.

Come possiamo occuparcene? 

La maggior parte delle iniziative culturali, nella nostra regione, si svolge d’estate e sulla costa, intercettando soprattutto chi arriva da fuori. D’inverno e nelle aree con minore attrattività turistica, l’offerta culturale è più blanda. È questa la desertificazione culturale di cui parla il programma del presidente Decaro.

Come la affrontiamo? 

Il legame tra cultura e turismo ha fatto molto bene all’immagine della Puglia in Italia e nel mondo. Ma se la cultura diventa soltanto marketing territoriale, smette di parlare a chi qui ci vive. Noi vogliamo che torni a parlare prima di tutto a chi abita stabilmente le nostre comunità, a chi ogni giorno se ne prende cura. 

È a partire da queste domande che abbiamo costruito una nuova visione per le politiche culturali della Regione Puglia. Una visione forte, coraggiosa, che si esprime attraverso le deleghe ampie e trasversali del nuovo Assessorato alla Cultura e alla Conoscenza, che intorno al filo rosso della giustizia sociale tiene insieme la cultura, la scuola e le università, le politiche migratorie e l’antimafia sociale, la pace, i diritti civili e la partecipazione.  

Queste deleghe e questa visione, io le interpreto come il compito di restituire alle politiche culturali della nostra Regione la capacità di generare fiducia e coesione nelle nostre comunità. Per questo, se parliamo di cultura, non posso non sottolineare che anche la sfida dell’accoglienza e dell’integrazione delle persone straniere nelle nostre comunità o la lotta alle diseguaglianze e alle discriminazioni basate sul genere o sull’orientamento sessuale sono questioni innanzitutto culturali. Sono processi che dobbiamo accompagnare perché tutti si sentano a casa propria, parte della comunità che abitano. 

Per tutto questo, la nostra strategia culturale non parla solo di cultura: ha braccia larghe come le comunità che vogliamo costruire e orizzonti lunghi come i processi di cambiamento che vogliamo generare e accompagnare. 

Partiamo dall’accesso alla cultura. Vogliamo che in tutta la Puglia ci siano spazi e servizi culturali accessibili a poca distanza da casa. Luoghi dove spegnere gli schermi e tornare a incontrarsi. Dove scuole, università e comunità si prendono cura del patrimonio insieme. Vogliamo una biblioteca aperta di sera in un paese delle aree interne, una scuola che resta aperta il pomeriggio, un bene confiscato che diventa teatro e i modelli di accoglienza diffusa dove intrecciare politiche culturali, educative e di legalità. Nei nostri comuni più piccoli potrebbe non esserci una biblioteca o un teatro, ma c’è certamente una scuola: vorremmo che quello possa diventare un centro di aggregazione e produzione culturale, svolgendo per il territorio una missione non più soltanto educativa, ma civica e di cittadinanza. 

Veniamo a chi lavora con la cultura. Il nostro tessuto produttivo è fatto di imprese e associazioni, di profit e no profit, di esordienti o di esperti, di grandi e di piccoli. Questo ecosistema, così vario internamente, rappresenta per noi una straordinaria possibilità di sviluppo che dobbiamo nutrire attraverso politiche pubbliche intelligenti, capaci di moltiplicarne il valore. Non troviamo accettabile che le incertezze della pubblica amministrazione vengano pagate da chi lavora con la cultura: imprese, associazioni e persone che anticipano le spese e non sanno se e quando i loro progetti partiranno. Per questo ci impegniamo a pubblicare prima i bandi, poi gli esiti, e solo dopo chiedere di realizzare i progetti, perché nessuno debba indebitarsi per lavorare con la Regione.  

Questa è la strada che vogliamo tracciare. Le risorse a disposizione non sono illimitate, ma proprio per questo dobbiamo impegnarci a usarle meglio. Avviamo quindi una stagione di transizione e di sperimentazione che ci porterà verso la nuova programmazione europea, che immaginiamo potrà dare maggiore ossigeno alle nostre politiche culturali.  

Ci siamo dati alcune priorità sui cui vogliamo impegnarci pubblicamente. 

Entro la fine del 2026, vogliamo portare in Giunta una nuova Legge regionale sulle attività culturali e dello spettacolo e un Testo unico sul patrimonio culturale materiale e immateriale. Leggi che sostengano le imprese ma anche i diritti, e che riequilibrino le distanze tra territori.  

Vogliamo una maggiore programmazione degli Avvisi pubblici che consenta agli operatori e alle operatrici di sapere con certezza quali sono le opportunità di finanziamento della cultura durante l’anno. Ci impegniamo a finanziare non soltanto singoli progetti ma anche e soprattutto processi. 

Vogliamo dare maggiore attenzione a tutte quelle attività che tengono vive le nostre comunità e che rappresentano dei presidi di cultura per i nostri territori, dalle bande della tradizione alle orchestre giovanili, e vogliamo riattivare la promozione della lettura, costruendo nuove opportunità di sostegno per l’editoria e per le librerie indipendenti.  

Vogliamo aprire tutti i luoghi di cultura possibili e riaprire quelli realizzati e poi chiusi, che rappresentano veri e propri meridiani culturali per i nostri territori. Crediamo che in questa sfida non rientrino solo i teatri, le biblioteche o gli attrattori culturali, ma anche le scuole e le università. 

Vogliamo continuare la nostra campagna di ascolto degli stakeholders e degli operatori e operatrici culturali del territorio perché crediamo che le politiche culturali esigano ma un metodo di lavoro aperto e democratico. 

Alla fine di questi cinque anni non vorremmo essere misurati sul numero di eventi o sui milioni spesi, ma sugli impatti che questa pluralità di iniziative avrà generato, sui nuovi pubblici che si saranno formati, sulle sperimentazioni riuscite di nuove forme di gestione dei luoghi della cultura. Abbiamo davanti una sfida ambiziosa e sono certa che, se vorremo, saremo all’altezza di affrontarla insieme. 

Silvia Miglietta 
Assessora alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia