null La correlazione a ‘lungo raggio’ tra i terremoti mondiali e l’effetto sismogenico dell’attività solare

La correlazione a ‘lungo raggio’ tra i terremoti mondiali e l’effetto sismogenico dell’attività solare

A Luglio 2020, un articolo di Vito Marchitelli, Paolo Harabaglia, Claudia Troise e Giuseppe De Natale, pubblicato dalla rivista Scientific Reports del gruppo editoriale Nature, dimostrava per la prima volta l’esistenza di una forte correlazione, statisticamente estremamente significativa, tra la densità protonica (particelle cariche positivamente) dovuta all’attività solare, misurata dal satellite della NASA SOHO (SOlar and Helioscopic Observatory), e la sismicità mondiale.

Un nuovo lavoro appena pubblicato, dal titolo ‘On the Long Range Clustering of Global Seismicity and its Correlation With Solar Activity: A New Perspective for Earthquake Forecasting,  https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2020.595209/full firmato da Vito Marchitelli e Barbara Valenzano (Dipartimento Ambiente Regione Puglia), Claudia Troise e Giuseppe De Natale (INGV), Paolo Harabaglia (Università della Basilicata), approfondisce lo studio della correlazione attività solare-sismicità globale, identificando per la prima volta, nei cataòloghi sismici mondiali, un effetto di correlazione tra gli eventi sismici a ‘lungo raggio’, ossia a distanze di migliaia o decine di migliaia di chilometri. Mentre la correlazione a ‘corto raggio’, tra terremoti ‘vicini’ ossia a distanza comparabile con le dimensioni delle faglie che li producono, può essere facilmente spiegata anche da fenomeni di trasferimento di sforzo all’interno delle singole faglie (afterschock) o tra faglie limitrofe (sequenze di forti terremoti a breve distanza spaziale, del tipo Amatrice-Norcia 2016), la correlazione a ‘lungo raggio’ non può essere facilmente spiegata se non da un fenomeno ‘globale’, come appunto l’attività solare che causa fluttuazioni di densità protonica. Utilizzando una tecnica appropriata per ‘ripulire’ i cataloghi sismici degli effetti a ‘corto raggio’ (in pratica dalle sequenze sismiche ripetute a breve distanza spaziale e temporale), risulta che i cataloghi risultanti mostrano ancora significative correlazioni tra gli eventi, quelle appunto a ‘lungo raggio’. Anche i cataloghi sismici ‘ripuliti’ dalle correlazioni a ‘corto raggio’ risultano fortemente correlati con le variazioni di densità protonica prodotte dall’attività solare. Quindi, l’attività solare sembra il fattore determinante (l’unico) per spiegare le correlazioni tra terremoti a ‘lungo raggio’, sebbene essa determini anche in parte le correlazioni a ‘corto raggio’.

Il meccanismo ipotizzato per spiegare tale interazione è l'innesco, quando grandi quantità di carica elettrica in eccesso (densità di protoni) si trasferiscono, per induzione, nella Ionosfera, di forti scariche elettriche (che provocherebbero anche i fenomeni di luminescenza, nonchè perturbazioni elettromagnetiche, molto spesso osservati in corrispondenza di forti terremoti). Queste scariche elettriche penetrerebbero nelle grandi faglie tettoniche (che sono zone di alta conducibilità elettrica) e metterebbero in oscillazione i cristalli di quarzo, abbondantissimi nelle rocce, attraverso un meccanismo noto come 'effetto piezo-elettrico inverso': quando in un cristallo di quarzo passa corrente elettrica, si genera una dilatazione, o compressione a seconda della polarità elettrica, nel cristallo stesso. Questi impulsi di dilatazione-compressione dei cristalli di quarzo, che producono in genere oscillazioni di ampiezza via via maggiore, possono destabilizzare le faglie che sono già al limite di resistenza per il carico tettonico, favorendone la rottura e quindi i terremoti.

In questa ipotesi, sebbene la causa predominante dei terremoti resti l’accumulo di sforzo tettonico generato dalla ‘tettonica delle placche terrestri’, l’effetto della densità protonica costituisce un effetto minore ma destabilizzante per faglie già vicine al limite di rottura (la classica goccia che fa traboccare il vaso). Una volta compreso appieno il meccanismo di interazione tra densità protonica e terremoti, si potrà cercare di delimitarne le zone di volta in volta più esposte, che avrebbero quindi maggiore probabilità di generare terremoti nell’immediato futuro. Un obiettivo impegnativo ma affascinante, che apre nuove stimolanti prospettive per la previsione dei terremoti.

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Pubblicato il 11 novembre 2020